Autore: Cornell Woolrich
Titolo: "Se i Morti Potessero Parlare"
Edizione: Mondadori - Il Giallo Mondadori n° 2476
Anno: 1996
Raramente, molto raramente, gli annunci in copertina (firmati da qualche giornale) descrivono un libro per quello che è realmente. La citazione che il Corriere della Sera riserva a questo libro "L'Edgar Allan Poe del XX Secolo", però, si conquista, a mio avviso, un posto tra le più fuori luogo che abbia mai letto.
Non metto in dubbio le doti generali di Cornell Woolrich, ma di certo questa antologia di racconti non spicca come un capolavoro destinato di passare alla storie. Come tutte le raccolte di storie brevi alcune sono migliori di altre, ma, anche se la qualità generale è buona, si tratta di storie gialle con un'evoluzione piuttosto lineare e ripetitiva. Quale che sia la situazione, più o meno intricata, in cui si trovano i personaggi, si arriva alla conclusione con quello che dovrebbe essere un colpo di scena. Purtroppo il "colpo di scena" non è lo è mai veramente, essendo il più delle volte ampiamente annunciato o prevedibile se solo si legge attentamente. Infine lo stile, anche se si lascia seguire senza fatica, manca del pathos necessario a far trattenere il fiato al lettore nei momenti più drammatici e tesi (che non mancherebbero).
Insomma una lettura adatta ai fan e a far passare il tempo, ma decisamente lontana da quanto copertina e quarta ("Piccoli orrori quotidiani dall'interprete più inquietante della paura del nostro tempo") promettono all'acquirente che si accostasse a questo volume per puro caso.
recensioni a mente libera di libri, fumetti, manga, graphic novel e, perchè no, magari anche qualche film e telefilm...
Avvertenze
- - - - - - - LE RECENSIONI POSSONO CONTENERE SPOILER!!! - - - - - - -
martedì 14 giugno 2011
martedì 24 maggio 2011
Serge Brussolo - "La Collera delle Tenebre"
Autore: Serge Brussolo
Titolo: "La Collera delle Tenebre"
Edizione: Mondadori - Urania n° 1040
Anno: 1987
Brussolo è, giustamente, considerato uno dei più brillanti autori di fantascienza francese della sua generazione. Le sue trame sono generalmente contraddistinte da fuochi di fila di trovate e questo "La Collera delle Tenebre" non fa eccezione.
I lati positivi di questo romanzo, però, son anche i suoi stessi limiti. Se da una parte si prova meraviglia e stupore di fronte alle continue novità che l'autore pone di fronte al lettore, dall'altra vi è spesso una sensazione di totale irrealtà. L'ambientazione, infatti, non è ben caratterizzata fin dall'inizio, ma viene spiegata un pezzo alla volta andandosi a comporre come un puzzle. Il problema è che non sempre i nuovi pezzi sembrano del tutto accordarsi con gli altri.
Alcuni elementi sembrano più il frutto di sogni del protagonista e non si capisce se siano reali o meno. Quando, poi, questi elementi portano a conseguenze reali, si fatica lo stesso a capire se vi sia una effettiva correlazione tra il fatto e l'elemento scatenante.
Tutto questo potrebbe, forse, spiegarsi attraverso una precisa scelta dell'autore di far sprofondare il lettore in un diffuso senso di dubbio. Descrivere e far provare ciò che significa essere nella parte del protagonista, che sembrerebbe, a più riprese, non avere tutte le rotelle al posto giusto.
Purtroppo questo porta con sé anche un senso di instabilità piuttosto fastidioso che, quindi, ostacola, almeno parzialmente, la lettura (pur senza arrivare ai livelli, lì invece gestiti in maniera sublime, di Patrick McGrath).
Titolo: "La Collera delle Tenebre"
Edizione: Mondadori - Urania n° 1040
Anno: 1987
Brussolo è, giustamente, considerato uno dei più brillanti autori di fantascienza francese della sua generazione. Le sue trame sono generalmente contraddistinte da fuochi di fila di trovate e questo "La Collera delle Tenebre" non fa eccezione.
I lati positivi di questo romanzo, però, son anche i suoi stessi limiti. Se da una parte si prova meraviglia e stupore di fronte alle continue novità che l'autore pone di fronte al lettore, dall'altra vi è spesso una sensazione di totale irrealtà. L'ambientazione, infatti, non è ben caratterizzata fin dall'inizio, ma viene spiegata un pezzo alla volta andandosi a comporre come un puzzle. Il problema è che non sempre i nuovi pezzi sembrano del tutto accordarsi con gli altri.
Alcuni elementi sembrano più il frutto di sogni del protagonista e non si capisce se siano reali o meno. Quando, poi, questi elementi portano a conseguenze reali, si fatica lo stesso a capire se vi sia una effettiva correlazione tra il fatto e l'elemento scatenante.
Tutto questo potrebbe, forse, spiegarsi attraverso una precisa scelta dell'autore di far sprofondare il lettore in un diffuso senso di dubbio. Descrivere e far provare ciò che significa essere nella parte del protagonista, che sembrerebbe, a più riprese, non avere tutte le rotelle al posto giusto.
Purtroppo questo porta con sé anche un senso di instabilità piuttosto fastidioso che, quindi, ostacola, almeno parzialmente, la lettura (pur senza arrivare ai livelli, lì invece gestiti in maniera sublime, di Patrick McGrath).
giovedì 5 maggio 2011
William Tenn - "Gli Uomini nei Muri"
Autore: William Tenn
Titolo: "Gli Uomini nei Muri"
Edizione: Mondadori - Urania n° 730
Anno: 1977
"Gli Uomini nei Muri" è un piccolo classico della fantascienza.
La situazione non è una assoluta novità: molte storie di narrativa per l'infanzia parlano di piccole creature, a volte simili agli esseri umani, altre completamente diverse, che ci osservano da un punto di vista "alternativo". Lo stesso Gulliver, poi, si è ritrovato a vivere come essere minuscolo in mezzo ai giganti.
Ciò che colpisce, però, nel romanzo di Tenn, è l'atmosfera di totale caducità che si respira. Anche se spesso corredato di momenti d'avventura che alleggeriscono un po' il ritmo della lettura, questo romanzo è assolutamente terrificante.
Tenn non è interessato a scrivere un libro improntato al rigore scientifico: i suoi alieni non sono spiegati, così come non si ha praticamente idea di come sia avvenuta la "conquista" del pianeta. Ciò che conta è la situazione attuale. Una situazione in cui l'uomo non è più il padrone della terra. Ormai ridotto a vivere come uno scarafaggio in cunicoli scavati nei muri delle case dei Titani, a rubare il cibo, a evitare trappole molto simili a quelle che noi metteremmo per i topi, totalmente dimentico del suo passato e regredito a un livello semi-tribale in cui la scienza è magia e il passato è diventato una religione.
Un libro che molti dovrebbero leggere per guadagnare un po' di umiltà e per imparare a vedere le cose sotto un altro punto di vista in cui non siamo più noi quelli che comandano.
Titolo: "Gli Uomini nei Muri"
Edizione: Mondadori - Urania n° 730
Anno: 1977
"Gli Uomini nei Muri" è un piccolo classico della fantascienza.
La situazione non è una assoluta novità: molte storie di narrativa per l'infanzia parlano di piccole creature, a volte simili agli esseri umani, altre completamente diverse, che ci osservano da un punto di vista "alternativo". Lo stesso Gulliver, poi, si è ritrovato a vivere come essere minuscolo in mezzo ai giganti.
Ciò che colpisce, però, nel romanzo di Tenn, è l'atmosfera di totale caducità che si respira. Anche se spesso corredato di momenti d'avventura che alleggeriscono un po' il ritmo della lettura, questo romanzo è assolutamente terrificante.
Tenn non è interessato a scrivere un libro improntato al rigore scientifico: i suoi alieni non sono spiegati, così come non si ha praticamente idea di come sia avvenuta la "conquista" del pianeta. Ciò che conta è la situazione attuale. Una situazione in cui l'uomo non è più il padrone della terra. Ormai ridotto a vivere come uno scarafaggio in cunicoli scavati nei muri delle case dei Titani, a rubare il cibo, a evitare trappole molto simili a quelle che noi metteremmo per i topi, totalmente dimentico del suo passato e regredito a un livello semi-tribale in cui la scienza è magia e il passato è diventato una religione.
Un libro che molti dovrebbero leggere per guadagnare un po' di umiltà e per imparare a vedere le cose sotto un altro punto di vista in cui non siamo più noi quelli che comandano.
domenica 24 aprile 2011
Ray Bradbury - "Molto Dopo Mezzanotte"
Autore: Ray Bradbury
Titolo: "Molto Dopo Mezzanotte"
Edizione: Mondadori - Urania n° 732
Anno: 1977
Antologia tra alti e bassi di Ray Bradbury che con la fantascienza (a discapito della pubblicazione su Urania) ha ben poco a che fare. D'altra parte Bradbury è sempre stato autore main-stream, non legato ad un genere particolare, ma capace e interessato solo ad usare il mezzo più adatto a veicolare il messaggio che si era proposto. Che questo passi attraverso la fantascienza, il giallo, l'horror, etc. poco importa.
Questa antologia ci mostra, infatti, un Bradbury ecclettico che salta da un genere all'altro con grande semplicità e dimestichezza. Purtroppo, come sempre accade, non tutti i racconti sono sullo stesso livello qualitativo, così ci si trova a leggere da una parte storie che sembrano lasciare un po' il tempo che trovano (come per esempio quella che dà il titolo all'antologia, la cui bellezza si esaurisce nel solo titolo) o piccoli gioiellini di autentica angoscia e cattiveria (come "Storia d'Ottobre).
Consigliato a chi vuole leggere tutto di Bradbury, di certo non a chi lo deve ancora scoprire, cominciare da qui non sarebbe sicuramente il modo migliore.
Titolo: "Molto Dopo Mezzanotte"
Edizione: Mondadori - Urania n° 732
Anno: 1977
Antologia tra alti e bassi di Ray Bradbury che con la fantascienza (a discapito della pubblicazione su Urania) ha ben poco a che fare. D'altra parte Bradbury è sempre stato autore main-stream, non legato ad un genere particolare, ma capace e interessato solo ad usare il mezzo più adatto a veicolare il messaggio che si era proposto. Che questo passi attraverso la fantascienza, il giallo, l'horror, etc. poco importa.
Questa antologia ci mostra, infatti, un Bradbury ecclettico che salta da un genere all'altro con grande semplicità e dimestichezza. Purtroppo, come sempre accade, non tutti i racconti sono sullo stesso livello qualitativo, così ci si trova a leggere da una parte storie che sembrano lasciare un po' il tempo che trovano (come per esempio quella che dà il titolo all'antologia, la cui bellezza si esaurisce nel solo titolo) o piccoli gioiellini di autentica angoscia e cattiveria (come "Storia d'Ottobre).
Consigliato a chi vuole leggere tutto di Bradbury, di certo non a chi lo deve ancora scoprire, cominciare da qui non sarebbe sicuramente il modo migliore.
venerdì 22 aprile 2011
Mack Reynolds - "La Sindrome della Furia"
Autore: Mack Reynolds
Titolo: "La Sindrome della Furia"
Edizione: Mondadori - Urania n° 859
Anno: 1980
I romanzi di Mack Reynolds presentano, spesso, un sottotesto, neanche troppo velato, di critica alla società. "La Sindrome della Furia", pur non essendo uno dei suoi capolavori, non fa eccezione.
Il progetto Lagrange, volto alla creazione di alcune "isole", cioè stazioni spaziali abitate e autosufficienti in orbita attorno alla terra, viene da subito descritto come una sorta di utopia resa realtà.
Il sistema di governo è democraticamente eletto, non mostra segni di corruzione e, anzi, ognuno fa del suo meglio per il benessere di tutti. Tutti sono ricchi, intelligenti, pieni di voglia di fare. Tutti sono sullo stesso piano, senza caste o emarginati di alcun tipo. Non esiste il crimine e l'inquinamento.
Eppure c'è qualcosa che non va. Reynolds ci mostra questo sistema, apparentemente, perfetto attraverso un detective giunto su uno di questi satelliti per indagare sulla scomparsa di una persona. Un osservatore esterno che potremmo essere noi lettori.
Il mistero e l'enigma investigativo sono semplici e, quasi, scontati; non è questo, infatti, ciò che importa a Reynolds. Piuttosto lo scrittore è interessato a mostrarci come qualsiasi società ha, al proprio interno, i semi della propria possibile distruzione. Anche un ambiente perfetto come quello di Lagrangia, infatti, soffre di momenti di puro egoismo, che vengono più volte sottolineati.
Purtroppo il romanzo scade un po' nel finale. Risolto l'enigma che si pone dietro al moltiplicarsi di casi di quella sindrome della furia che dà il titolo al libro, la vicenda si chiude in tutta fretta. Molti degli interrogativi e delle incoerenze che lo scrittore aveva sollevato rimangono in sospeso. Il finale buonista e consolatorio, infatti, dimentica di risollevare i problemi prima esposti (senza necessariamente dargli una risposta, sarebbe bastata una presa di coscienza dei personaggi circa la loro esistenza), come se non fossero mai esistiti, perdendo una occasione importante di lanciare un ultimo messaggio.
Titolo: "La Sindrome della Furia"
Edizione: Mondadori - Urania n° 859
Anno: 1980
I romanzi di Mack Reynolds presentano, spesso, un sottotesto, neanche troppo velato, di critica alla società. "La Sindrome della Furia", pur non essendo uno dei suoi capolavori, non fa eccezione.
Il progetto Lagrange, volto alla creazione di alcune "isole", cioè stazioni spaziali abitate e autosufficienti in orbita attorno alla terra, viene da subito descritto come una sorta di utopia resa realtà.
Il sistema di governo è democraticamente eletto, non mostra segni di corruzione e, anzi, ognuno fa del suo meglio per il benessere di tutti. Tutti sono ricchi, intelligenti, pieni di voglia di fare. Tutti sono sullo stesso piano, senza caste o emarginati di alcun tipo. Non esiste il crimine e l'inquinamento.
Eppure c'è qualcosa che non va. Reynolds ci mostra questo sistema, apparentemente, perfetto attraverso un detective giunto su uno di questi satelliti per indagare sulla scomparsa di una persona. Un osservatore esterno che potremmo essere noi lettori.
Il mistero e l'enigma investigativo sono semplici e, quasi, scontati; non è questo, infatti, ciò che importa a Reynolds. Piuttosto lo scrittore è interessato a mostrarci come qualsiasi società ha, al proprio interno, i semi della propria possibile distruzione. Anche un ambiente perfetto come quello di Lagrangia, infatti, soffre di momenti di puro egoismo, che vengono più volte sottolineati.
Purtroppo il romanzo scade un po' nel finale. Risolto l'enigma che si pone dietro al moltiplicarsi di casi di quella sindrome della furia che dà il titolo al libro, la vicenda si chiude in tutta fretta. Molti degli interrogativi e delle incoerenze che lo scrittore aveva sollevato rimangono in sospeso. Il finale buonista e consolatorio, infatti, dimentica di risollevare i problemi prima esposti (senza necessariamente dargli una risposta, sarebbe bastata una presa di coscienza dei personaggi circa la loro esistenza), come se non fossero mai esistiti, perdendo una occasione importante di lanciare un ultimo messaggio.
giovedì 14 aprile 2011
Terry Pratchett - "Stelle Cadenti"
Autore: Terry Pratchett
Titolo: "Stelle Cadenti"
Edizione: TEA
Anno: 2010
Pratchett, è un dato di fatto, non delude mai.
"Stelle Cadenti" si trova al di fuori dei più conosciuti filoni narrativi del Mondo Disco. Non c'è Scuotivento, non c'è Morte (se non in brevi apparizioni), non ci sono le streghe e non c'è la guardia cittadina. C'è una storia slegata da tutte le altre che ci mostra come potrebbe nascere (e cosa comporterebbe) il cinema ad Ankh-Morpork.
Ovviamente Pratchett lo fa da par suo con brio, esilaranti battute british-style, una inventiva non comune e tonnellate di citazioni. Una delle cose più diverti di questo libro è proprio andare a rintracciare le varie citazioni (spesso capovolte: vi dice niente una donna gigante che scala un edificio altissimo stringendo in mano uno scimmione?) cinematografiche che, qui e là, continuano a fare capolino.
Come dicevo all'inizio: Pratchett non delude mai. Ovviamente non lo fa neanche questa volta e presenta l'ennesimo libro spassoso e brillante. Una lettura perfetta per chi vuole staccare per un po' dalla realtà e divertirsi abbastanza per tornare a guardarla, per brutta che sia, col sorriso sulle labbra.
Titolo: "Stelle Cadenti"
Edizione: TEA
Anno: 2010
Pratchett, è un dato di fatto, non delude mai.
"Stelle Cadenti" si trova al di fuori dei più conosciuti filoni narrativi del Mondo Disco. Non c'è Scuotivento, non c'è Morte (se non in brevi apparizioni), non ci sono le streghe e non c'è la guardia cittadina. C'è una storia slegata da tutte le altre che ci mostra come potrebbe nascere (e cosa comporterebbe) il cinema ad Ankh-Morpork.
Ovviamente Pratchett lo fa da par suo con brio, esilaranti battute british-style, una inventiva non comune e tonnellate di citazioni. Una delle cose più diverti di questo libro è proprio andare a rintracciare le varie citazioni (spesso capovolte: vi dice niente una donna gigante che scala un edificio altissimo stringendo in mano uno scimmione?) cinematografiche che, qui e là, continuano a fare capolino.
Come dicevo all'inizio: Pratchett non delude mai. Ovviamente non lo fa neanche questa volta e presenta l'ennesimo libro spassoso e brillante. Una lettura perfetta per chi vuole staccare per un po' dalla realtà e divertirsi abbastanza per tornare a guardarla, per brutta che sia, col sorriso sulle labbra.
martedì 5 aprile 2011
Jonathan Carroll - "Il Mare di Legno"
Autore: Jonathan Carroll
Titolo: "Il Mare di Legno"
Edizione: Fazi
Anno: 2004
Terzo e ultimo capitolo della Trilogia di Crane's View, trilogia in realtà accomunata solo dal luogo di alcuni avvenimenti e composta da tre storie indipendenti l'una dall'altra.
Si era partiti con un giallo tra i più classici, anche se con personaggi, ovviamente, alla Carroll e chiaramente fuori dall'ordinario. Il fantastico aveva fatto capolino solo nel secondo capitolo e soprattutto nello spiazzante finale, capace di capovolgere la prospettiva di tutto il libro.
In questo terzo e ultimo "Il Mare di Legno" il fantastico è divenuto l'ordinario e tra cani defunti che ricompaiono quando meno ce lo si aspetta, viaggi nel tempo, alieni, piume misteriose, incroci e incontri di se stessi da giovani e da vecchi, non vi è un solo attimo di respiro.
D'altronde è questo che si chiede a Carroll: mescolare ordinario e straordinario in un modo capace a lui solo. La sua straordinaria bravura nel raccontare il fantastico, l'insolito, l'incredibile, con un tono in grado di far appare tutto come normale, consueto, all'ordine del giorno. Ma anche il suo innato senso di percepire, e far percepire al lettore, i particolari che rendono così vere le sue descrizioni dei personaggi e dei fatti di tutti i giorni. Dopo poche pagine ci si ritrova, volenti o nolenti, catapultati nel mondo che lui ha creato, se ne sentono gli odori, se ne toccano gli oggetti, mai perfetti o lucidati, ma usati, veri, reali.
"Il Mare di Legno" non fa eccezione e presenta una volta di più al lettore un piccolo gioiello confezionato con abilità sopraffina. Voltata l'ultima pagina è come se un intero piccolo universo si chiudesse e spegnesse. L'unica soluzione è mettere subito mano a un altro libro di Carroll, col dispiacere, però, di non potersene più poter andare a spasso per le strade di Crane's View.
Titolo: "Il Mare di Legno"
Edizione: Fazi
Anno: 2004
Terzo e ultimo capitolo della Trilogia di Crane's View, trilogia in realtà accomunata solo dal luogo di alcuni avvenimenti e composta da tre storie indipendenti l'una dall'altra.
Si era partiti con un giallo tra i più classici, anche se con personaggi, ovviamente, alla Carroll e chiaramente fuori dall'ordinario. Il fantastico aveva fatto capolino solo nel secondo capitolo e soprattutto nello spiazzante finale, capace di capovolgere la prospettiva di tutto il libro.
In questo terzo e ultimo "Il Mare di Legno" il fantastico è divenuto l'ordinario e tra cani defunti che ricompaiono quando meno ce lo si aspetta, viaggi nel tempo, alieni, piume misteriose, incroci e incontri di se stessi da giovani e da vecchi, non vi è un solo attimo di respiro.
D'altronde è questo che si chiede a Carroll: mescolare ordinario e straordinario in un modo capace a lui solo. La sua straordinaria bravura nel raccontare il fantastico, l'insolito, l'incredibile, con un tono in grado di far appare tutto come normale, consueto, all'ordine del giorno. Ma anche il suo innato senso di percepire, e far percepire al lettore, i particolari che rendono così vere le sue descrizioni dei personaggi e dei fatti di tutti i giorni. Dopo poche pagine ci si ritrova, volenti o nolenti, catapultati nel mondo che lui ha creato, se ne sentono gli odori, se ne toccano gli oggetti, mai perfetti o lucidati, ma usati, veri, reali.
"Il Mare di Legno" non fa eccezione e presenta una volta di più al lettore un piccolo gioiello confezionato con abilità sopraffina. Voltata l'ultima pagina è come se un intero piccolo universo si chiudesse e spegnesse. L'unica soluzione è mettere subito mano a un altro libro di Carroll, col dispiacere, però, di non potersene più poter andare a spasso per le strade di Crane's View.
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