Autore: Dan Simmons
Titolo: "Il Risveglio di Endymion"
Edizione: Fanucci
Anno: 2011
Dopo il mezzo passo falso di "Endymion", Dan Simmons cerca di riportarsi
in carreggiata con il romanzo che chiude definitivamente il ciclo dei
"Canti di Hyperion".
Diciamo subito che "Il Risveglio di Endymion"
non è un libro facile, anche per via della sua lunghezza, ma soprattutto
a causa dei suoi pregi e dei suoi difetti.
La scrittura è corposa,
a tratti aulica, i concetti espressi si fanno di volta in volta più
complicati e filosofici. Non è un caso, infatti, se molti danno anche
l'etichetta Religione e Filosofia a "Il Risveglio di Endymion", per quanto si tratti di una evidente esagerazione.
La storia e la struttura stessa della narrazione, con tanti, tantissimi
riferimenti al primo volume del ciclo e ai personaggi lì presenti, in
alcuni momenti rende un po' ostico andare avanti e si è costretti a
fermarsi un attimo a pensare e a frugare nella memoria. Senza una
legenda di nomi o qualcosa di simile, a volte è un po' difficile
ricordare chi fosse il tal personaggio e cosa avesse fatto (soprattutto
se "Hyperion" lo si era letto anni e anni fa, magari ancora in edizione
Mondadori).
Nonostante (o forse proprio per merito di) questi
ostacoli, che sono naturalmente tra i pregi di questa opera, la lettura
scorre e riesce a farsi seguire. Questo anche perchè la quantità di
fatti e situazioni raccontate è enorme. Sicuramente è maggiore e più
intricata di quel lineare e lungo viaggio, a tratti degno di un romanzo
di space opera di medio livello, a cui si era ridotto il precedente
"Endymion". No, qui si riprende invece lo stile che aveva
contraddistinto "La Caduta di Hyperion", con tanti personaggi, ciascuno
in punti nevralgici dell'universo, a diretto contatto con i centri del
potere e le decisioni che contano.
E' evidente l'impegno di Simmons
nel creare una sorta di dicotomia, di dualità: così come "Endymion"
dovrebbe riprendere "Hyperion" per il tema del viaggio (seppur con
risultati decisamente diversi), così "Il Risveglio di Endymion" dovrebbe
riprendere "La Caduta di Hyperion" per stile e metodi narrativi.
Se l'intreccio narrativo dunque funziona, sono altre le pecche di questo
romanzo, sia dal punto di vista concettuale che di mera scrittura.
Quella che, infatti, era nata come una grandiosa saga di fantascienza,
basata su viaggi nel tempo e nello spazio, guerre, intelligenze
artificiali e mille altre cose, qui diviene a tratti una vicenda
religioso/messianica. Alcuni dei concetti alla base dei primi libri,
come la libertà di scelta, l'accettazione (e la bellezza) della
diversità delle forme di vita umana (anche e soprattutto là dove si
evolve in qualcosa di apparentemente alieno), sono mantenuti. Ma Simmons
ogni tot di pagine ci tiene a sottolineare come alcune cose dette dei
primi 2 libri fossero menzogne o semplificazioni materiali e a
sostituire fatti e concetti scientifici con rivelazioni filosofiche.
Ogni idea meta-scientifica viene svilita e definita come la visione miope e terra-terra di qualcosa di incomprensibile e metafisico. Un modo di fare ripetuto tanto spesso da far ben presto pensare al lettore a un cambio di rotta
in corso d'opera (che neanche noi escludiamo). Per quanto, dunque, la
storia si lasci seguire e riesca anche ad appassionare e a coinvolgere,
ci sembra quindi un po' riduttivo, semplicistico e (diciamolo)
opportunistico, riportare tutta la vicenda solo alla figura messianica
di Aenea (per quanto lei continui a dire di NON essere un messia).
La tecnologia viene superata (e ridicolizzata), dalla fede e dalla
religione che permettono gesti e azioni ben più grandi e incredibili.
Addirittura viene demonizzata, perchè descritta come qualcosa di
distruttivo e innaturale. Mentre motore di tutto, fin dall'inizio del
primo libro, alla fine si rivela essere la vita, con la V maiuscola,
entità metafisica e metadimensionale che tutto muove e tutto dirige per i
suoi scopi, come una sorta di grande architetto.
Dall'altra parte,
inoltre, vi sono alti e bassi anche a livello di scrittura. Simmons
passa, senza soluzione di continuità, da momenti frenetici, in cui fa
succede mille cose in contemporanea, ad altri in cui si prende 50/100
pagine di vacanza. Ad esempio descrizioni, similitudini e
metafore riguardo a TUTTE le catene montuose di un pianeta e a TUTTE le
sue formazioni nuvolose, che sembrano puri e semplici esercizi di stile
fini a se stessi.
Per concludere, tirando le fila non solo de "Il
Risveglio di Endymion", ma di tutto il ciclo, il mio consiglio non può
che essere di leggerlo. Si tratta di un consiglio che sembra andare
contro al tono di questa recensione, è vero. Molto semplicemente questi
quattro libri insieme sono, effettivamente, una grande opera che
qualsiasi appassionati di SF dovrebbe leggere.
Non si può, però,
neanche negare che, iniziato benissimo con un capolavoro che trascende
le etichette di genere e proseguito con un grandissimo libro di
fantascienza, il ciclo abbia poi avuto un tonfo con il terzo e si sia
poi solo un po' rialzato con l'ultimo capitolo, pur senza tornare ai
fasti dell'inizio e, soprattutto, prendendo una strada che sembra
tradire l'idea originale. Avvisati di questo, quindi, si potrebbe
riuscire a leggere gli ultimi due volumi nella giusta ottica e, magari,
anche apprezzarli maggiormente.
recensioni a mente libera di libri, fumetti, manga, graphic novel e, perchè no, magari anche qualche film e telefilm...
Avvertenze
- - - - - - - LE RECENSIONI POSSONO CONTENERE SPOILER!!! - - - - - - -
martedì 20 agosto 2013
mercoledì 10 luglio 2013
Neil Gaiman - "Sandman Omnibus Vol. 6 - Destino"
Autore: Neil Gaiman
Titolo: "Sandman Omnibus Vol. 6 - Destino"
Edizione: RW Lion
Anno: 2013
Sesto e penultimo volume per la ristampa in formato elegante del capolavoro di Neil Gaiman che ha consacrato l'autore inglese come uno dei grandi del fumetto mondiale.
Se già i volumi precedenti erano stati contraddistinti da una certa unità di temi, personaggi e situazioni, pur articolandosi in contributi diversi (storie dalla serie regolare, ma anche episodi singoli e staccati o provenienti da collane satelliti), qui abbiamo una svolta. Questa sesta uscita, infatti, presenta integralmente ed esclusivamente un lungo ciclo di storie della serie regolare di Sandman intitolato "Le Eumenidi". Si tratta, senza mezzi termini, di uno dei momenti più drammatici e al contempo più importanti e più alti (a livello di scrittura) di tutta la serie.
La scelta di intitolare ogni volume con il nome di uno dei Eterni, si rivela quanto mai azzeccata in questa occasione. E' (il) Destino, infatti, che guida le scelte dei personaggi in gioco, come fossero attori su di un palco, mossi come marionette dall'ineluttabilità del fato (o di una parte che si sono scritti da soli).
La scrittura di Gaiman, come si diceva, qui raggiunge vette forse mai toccate prima riuscendo a fondere un'epica che ha l'afflato delle tragedie greche con la poetica dei grandi poeti inglesi e i tratti surreali e onirici che gli sono propri. Ne "Le Eumenidi" c'è tutto quello che i fan di Sandman (e dell'autore inglese), hanno sempre cercato e voluto, ma c'è anche molto di più.
Così tanto di più che le appendici si rivelano, in questo caso in particolare, da una parte fondamentali e dall'altra gustosissime.
Fondamentali perchè Gaiman stratifica come non mai di livelli di lettura differenti le pagine, rendendo così necessaria almeno una piccola guida. Intendiamoci: il fumetto si legge benissimo anche da solo, apprezzandone semplicemente la trama, i disegni e ciò che si percepisce a una prima, superficiale, lettura. Con la dovuta attenzione, inoltre, diversi altri livelli di disvelano in maniera più o meno semplice e immediata. Altri, invece, così come alcune citazioni, più legati a una cultura e a un background culturale e letterario anglosassone (o più semplicemente a quello personale dell'autore), necessitano per forza di un aiuto.
Gustosissime perchè, proprio nel caso di questi riferimenti più personali a cui si accennava poc'anzi, la lettura diviene un divertente girovagare tra gli autori preferiti di Gaiman, le loro frasi che più gli sono rimaste impresse, gli aneddoti e le situazioni che hanno portato alla nascita di questo o quel personaggio. Una di quelle cose, insomma, per i quali i fan vanno (giustamente) in brodo di giuggiole.
Non si può quindi che concludere che questo sesto volume, per l'uniformità del contenuto e per l'eccezionale validità delle note, si configuri come il migliore pubblicato fin'ora. Una lettura consigliata a tutti, fan e non fan, anche se ci rendiamo conto di come sia strettamente necessario leggere i precedenti per poterlo apprezzare appieno. Ne manca uno solo alla conclusione della saga di Morfeo, rimaniamo in attesa del gran finale.
Titolo: "Sandman Omnibus Vol. 6 - Destino"
Edizione: RW Lion
Anno: 2013
Sesto e penultimo volume per la ristampa in formato elegante del capolavoro di Neil Gaiman che ha consacrato l'autore inglese come uno dei grandi del fumetto mondiale.
Se già i volumi precedenti erano stati contraddistinti da una certa unità di temi, personaggi e situazioni, pur articolandosi in contributi diversi (storie dalla serie regolare, ma anche episodi singoli e staccati o provenienti da collane satelliti), qui abbiamo una svolta. Questa sesta uscita, infatti, presenta integralmente ed esclusivamente un lungo ciclo di storie della serie regolare di Sandman intitolato "Le Eumenidi". Si tratta, senza mezzi termini, di uno dei momenti più drammatici e al contempo più importanti e più alti (a livello di scrittura) di tutta la serie.
La scelta di intitolare ogni volume con il nome di uno dei Eterni, si rivela quanto mai azzeccata in questa occasione. E' (il) Destino, infatti, che guida le scelte dei personaggi in gioco, come fossero attori su di un palco, mossi come marionette dall'ineluttabilità del fato (o di una parte che si sono scritti da soli).
La scrittura di Gaiman, come si diceva, qui raggiunge vette forse mai toccate prima riuscendo a fondere un'epica che ha l'afflato delle tragedie greche con la poetica dei grandi poeti inglesi e i tratti surreali e onirici che gli sono propri. Ne "Le Eumenidi" c'è tutto quello che i fan di Sandman (e dell'autore inglese), hanno sempre cercato e voluto, ma c'è anche molto di più.
Così tanto di più che le appendici si rivelano, in questo caso in particolare, da una parte fondamentali e dall'altra gustosissime.
Fondamentali perchè Gaiman stratifica come non mai di livelli di lettura differenti le pagine, rendendo così necessaria almeno una piccola guida. Intendiamoci: il fumetto si legge benissimo anche da solo, apprezzandone semplicemente la trama, i disegni e ciò che si percepisce a una prima, superficiale, lettura. Con la dovuta attenzione, inoltre, diversi altri livelli di disvelano in maniera più o meno semplice e immediata. Altri, invece, così come alcune citazioni, più legati a una cultura e a un background culturale e letterario anglosassone (o più semplicemente a quello personale dell'autore), necessitano per forza di un aiuto.
Gustosissime perchè, proprio nel caso di questi riferimenti più personali a cui si accennava poc'anzi, la lettura diviene un divertente girovagare tra gli autori preferiti di Gaiman, le loro frasi che più gli sono rimaste impresse, gli aneddoti e le situazioni che hanno portato alla nascita di questo o quel personaggio. Una di quelle cose, insomma, per i quali i fan vanno (giustamente) in brodo di giuggiole.
Non si può quindi che concludere che questo sesto volume, per l'uniformità del contenuto e per l'eccezionale validità delle note, si configuri come il migliore pubblicato fin'ora. Una lettura consigliata a tutti, fan e non fan, anche se ci rendiamo conto di come sia strettamente necessario leggere i precedenti per poterlo apprezzare appieno. Ne manca uno solo alla conclusione della saga di Morfeo, rimaniamo in attesa del gran finale.
giovedì 27 giugno 2013
George R. R. Martin - "Tempesta di Spade" Parte Seconda
Autore: George R. R. Martin
Titolo: "Tempesta di Spade" Parte Seconda
Edizione: Mondadori - Urania Grandi Saghe
Anno: 2009
Seconda parte di "Tempesta di Spade", terzo libro del ciclo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco qui per la prima volta presentato con un titolo fedele all'originale e in una edizione che, almeno, non spezza il libro in mille volumi diversi.
Chi potesse essere convinto che Martin, a lungo andare, potesse rimanere a corto di idee, si ricrederà decisamente dopo aver finito questo tomo. Dopo "Il Gioco del Trono", il cui finale aveva dato definitivamente inizio alla guerra e "Lo Scontro dei Re" che ci aveva mostrato le mosse e le contromosse di tutti i partecipanti, "Tempesta di Spada" rimescola tutte le carte presenti sul tavolo. Per le situazioni e i colpi di scena questo è, probabilmente, il migliore dei libri fin'ora usciti del ciclo.
La regola aurea di Martin sul fatto di non affezionarsi mai troppo a un personaggio, perchè chiunque può morire, qui sembra venir portata alle estreme conseguenze. Tutto il tomo è, letteralmente, un bagno di sangue e son tante, tantissime, le teste che rotolano, sia tra i personaggi secondari che tra quelli di primissimo piano.
Vecchi e nuovi nemici passano a miglior vita, eroi cadono, ma anche personaggi che si credeva negativi mostrano un nuovo volto e sembrano destinati a grandi cose. Proprio in tutto questo sta la bellezza del ciclo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e la bravura di Martin. Non solo nel non sapere mai cosa aspettarsi quando si gira pagina, ma anche, e soprattutto, nella caratterizzazione di ciascun personaggio. Uomini, donne, ragazzi e bambini che non sono bidimensionali, ma sembrano uscire letteralmente dalla pagina. Nessuno è mai (salvo poche, pochissime, eccezioni) del tutto buono o del tutto cattivo, ciascuno è spinto a prendere decisioni dal suo passato, dai suoi desideri e amori, nonché dalla situazione contingente. Così gli eroi possono divenire macellai e i bastardi compiere gesti di infinita pietà. Ognuno ha un background che lo rendo ciò che è e che ci permette, una volta che si osserva il mondo con i suoi occhi, di capirne le ragioni (anche se non necessariamente a condividerle).
La narrazione per punti di vista, inoltre, permette di intessere sottotrame e intrighi che non si disvelano mai istantaneamente o del tutto chiaramente. Questo perchè ognuno racconta gli eventi a cui ha assistito a modo suo, li distorce sulla base delle sue emozioni o dei suoi preconcetti. Così, fatti raccontati da personaggi diversi possono apparire diametralmente opposti.
Una lettura sicuramente consigliata a tutti coloro che amano il fantasy, ma anche a chi piace leggere libri che si elevano sopra la media. "Tempesta di Spade" è un gran libro, capace di intrattenere con intelligenza e astuzia, decisamente non banale e molto lontano dagli stereotipi del genere. Non vincerà mai il Nobel, ma di certo è letteratura di genere di altissimo livello.
Titolo: "Tempesta di Spade" Parte Seconda
Edizione: Mondadori - Urania Grandi Saghe
Anno: 2009
Seconda parte di "Tempesta di Spade", terzo libro del ciclo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco qui per la prima volta presentato con un titolo fedele all'originale e in una edizione che, almeno, non spezza il libro in mille volumi diversi.
Chi potesse essere convinto che Martin, a lungo andare, potesse rimanere a corto di idee, si ricrederà decisamente dopo aver finito questo tomo. Dopo "Il Gioco del Trono", il cui finale aveva dato definitivamente inizio alla guerra e "Lo Scontro dei Re" che ci aveva mostrato le mosse e le contromosse di tutti i partecipanti, "Tempesta di Spada" rimescola tutte le carte presenti sul tavolo. Per le situazioni e i colpi di scena questo è, probabilmente, il migliore dei libri fin'ora usciti del ciclo.
La regola aurea di Martin sul fatto di non affezionarsi mai troppo a un personaggio, perchè chiunque può morire, qui sembra venir portata alle estreme conseguenze. Tutto il tomo è, letteralmente, un bagno di sangue e son tante, tantissime, le teste che rotolano, sia tra i personaggi secondari che tra quelli di primissimo piano.
Vecchi e nuovi nemici passano a miglior vita, eroi cadono, ma anche personaggi che si credeva negativi mostrano un nuovo volto e sembrano destinati a grandi cose. Proprio in tutto questo sta la bellezza del ciclo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e la bravura di Martin. Non solo nel non sapere mai cosa aspettarsi quando si gira pagina, ma anche, e soprattutto, nella caratterizzazione di ciascun personaggio. Uomini, donne, ragazzi e bambini che non sono bidimensionali, ma sembrano uscire letteralmente dalla pagina. Nessuno è mai (salvo poche, pochissime, eccezioni) del tutto buono o del tutto cattivo, ciascuno è spinto a prendere decisioni dal suo passato, dai suoi desideri e amori, nonché dalla situazione contingente. Così gli eroi possono divenire macellai e i bastardi compiere gesti di infinita pietà. Ognuno ha un background che lo rendo ciò che è e che ci permette, una volta che si osserva il mondo con i suoi occhi, di capirne le ragioni (anche se non necessariamente a condividerle).
La narrazione per punti di vista, inoltre, permette di intessere sottotrame e intrighi che non si disvelano mai istantaneamente o del tutto chiaramente. Questo perchè ognuno racconta gli eventi a cui ha assistito a modo suo, li distorce sulla base delle sue emozioni o dei suoi preconcetti. Così, fatti raccontati da personaggi diversi possono apparire diametralmente opposti.
Una lettura sicuramente consigliata a tutti coloro che amano il fantasy, ma anche a chi piace leggere libri che si elevano sopra la media. "Tempesta di Spade" è un gran libro, capace di intrattenere con intelligenza e astuzia, decisamente non banale e molto lontano dagli stereotipi del genere. Non vincerà mai il Nobel, ma di certo è letteratura di genere di altissimo livello.
lunedì 10 giugno 2013
Valerio Evangelisti - "Day Hospital"
Autore: Valerio Evangelisti
Titolo: "Day Hospital"
Edizione: Giunti
Anno: 2013
Composto con stralci di mail inviate alla mailing-list dei suoi lettori, messaggi privati e qualche pensiero sparso, "Day Hospital" è una sorta di diario della malattia. Una malattia da cui Valerio Evangelisti sembra, per fortuna, essere guarito, ma che ha lasciato dietro di sé diversi strascichi, anche importanti.
"Day Hospital" permette, senza moralismi, falsi pietismi o eccessive drammatizzazioni, di seguire passo passo il percorso della malattia e del malato. Forse è proprio questa la freccia più importante all'arco di questo libro: l'essere una cronistoria quasi didascalica, per nulla romanzata. Proprio questo modo di raccontare permette di capire e percepire i sentimenti dello scrittore mentre viveva quei momenti. Accettazione della malattia e della possibilità di morire come qualcosa di inevitabile, prima o poi, ma anche voglia di combattere fino all'ultimo e di non lasciarsi abbattere dalle avversità. Non solo, è anche una lucida analisi, momento per momento, delle emozioni provate, delle riflessioni fatte, dei sentimenti che si sono succeduti. Situazioni che divengono quasi archetipi, quasi passi obbligati che qualsiasi malato si trova ad affrontare. Il tutto farcito, in modo molto parco, anche da qualche passaggio ironico, capace di rendere più semplice la lettura e non renderla troppo oppressiva. Al contempo in grado di far capire come anche in certe situazioni si può ancora riuscire a sorridere.
Oltre al periodo della malattia vera e propria, però, questo "Day Hospital" (che si presenta con il titolo con cui uscì in allegato al Corriere della Sera), propone anche una seconda parte inedita. Si tratta del decorso dei postumi delle cure, una serie di effetti collaterali su cui spesso i medici tacciono, ma che possono essere piuttosto gravi. Anche per questo, questo piccolo libro, è interessante e verrebbe voglia di consigliarne la lettura a tutti. Perchè non è solo un esempio di come una persona abbia vissuto la malattia e ne sia uscita, ma offre importanti informazioni, nozioni, che potrebbe essere utile conoscere.
Certo, come dicevamo, il valore di "Day Hospital" non si esaurisce nell'essere una sorta di opuscolo, scritto bene, sulle cure e sulle cure alle cure. Proprio perchè non ha alcuna pretesa di esser preso a esempio o di volersi mettere in mostra, questo libro diviene cronaca, ma anche racconto e diario di una malattia vissuta con assoluta dignità.
Una lettura consigliata a tutti, non ai soli fan di Evangelisti, perchè libri come questo travalicano i generi e le preferenze per uno scrittore o l'altro. L'unica pecca, forse, è che sia così breve e che si legga in una giornata.
Titolo: "Day Hospital"
Edizione: Giunti
Anno: 2013
Composto con stralci di mail inviate alla mailing-list dei suoi lettori, messaggi privati e qualche pensiero sparso, "Day Hospital" è una sorta di diario della malattia. Una malattia da cui Valerio Evangelisti sembra, per fortuna, essere guarito, ma che ha lasciato dietro di sé diversi strascichi, anche importanti.
"Day Hospital" permette, senza moralismi, falsi pietismi o eccessive drammatizzazioni, di seguire passo passo il percorso della malattia e del malato. Forse è proprio questa la freccia più importante all'arco di questo libro: l'essere una cronistoria quasi didascalica, per nulla romanzata. Proprio questo modo di raccontare permette di capire e percepire i sentimenti dello scrittore mentre viveva quei momenti. Accettazione della malattia e della possibilità di morire come qualcosa di inevitabile, prima o poi, ma anche voglia di combattere fino all'ultimo e di non lasciarsi abbattere dalle avversità. Non solo, è anche una lucida analisi, momento per momento, delle emozioni provate, delle riflessioni fatte, dei sentimenti che si sono succeduti. Situazioni che divengono quasi archetipi, quasi passi obbligati che qualsiasi malato si trova ad affrontare. Il tutto farcito, in modo molto parco, anche da qualche passaggio ironico, capace di rendere più semplice la lettura e non renderla troppo oppressiva. Al contempo in grado di far capire come anche in certe situazioni si può ancora riuscire a sorridere.
Oltre al periodo della malattia vera e propria, però, questo "Day Hospital" (che si presenta con il titolo con cui uscì in allegato al Corriere della Sera), propone anche una seconda parte inedita. Si tratta del decorso dei postumi delle cure, una serie di effetti collaterali su cui spesso i medici tacciono, ma che possono essere piuttosto gravi. Anche per questo, questo piccolo libro, è interessante e verrebbe voglia di consigliarne la lettura a tutti. Perchè non è solo un esempio di come una persona abbia vissuto la malattia e ne sia uscita, ma offre importanti informazioni, nozioni, che potrebbe essere utile conoscere.
Certo, come dicevamo, il valore di "Day Hospital" non si esaurisce nell'essere una sorta di opuscolo, scritto bene, sulle cure e sulle cure alle cure. Proprio perchè non ha alcuna pretesa di esser preso a esempio o di volersi mettere in mostra, questo libro diviene cronaca, ma anche racconto e diario di una malattia vissuta con assoluta dignità.
Una lettura consigliata a tutti, non ai soli fan di Evangelisti, perchè libri come questo travalicano i generi e le preferenze per uno scrittore o l'altro. L'unica pecca, forse, è che sia così breve e che si legga in una giornata.
venerdì 17 maggio 2013
Preston & Child - "Il Libro dei Morti"
Autore: Douglas Preston & Lincoln Child
Titolo: Il Libro dei Morti
Edizione: Sonzogno
Anno: 2007
Terzo e ultimo capitolo della "trilogia Pendergast" (come l'hanno chiamata gli autori stessi) e incentrata sullo scontro eterno tra il protagonista e sua fratello Dyogenes.
Chi legge Preston & Child sa che quando si inizia un loro libro è difficile staccarsene, ancor più se è uno dei romanzi dell'agente speciale. Questa trilogia, e soprattutto quest'ultimo capitolo, però, spiccano ulteriormente all'attenzione per la capacità di coinvolgere il lettore. Ogni volume è un turbine di eventi, intrighi, una vera e propria partita a scacchi di altissimo livello con mosse e contromosse spesso imprevedibili.
Emerge, inoltre, sempre più inconfondibile, come l'ispirazione maggiore per i personaggi di Aloysius e Dyogenes sono stati Sherlock Holmes e Moriarty. Due geni assoluti, dalla mente brillante e con conoscenze e cultura superiori alla media, l'uno al servizio del bene, l'altro del male e votato esclusivamente alla vendetta. Dai romanzi di Sir Arthur Conan Doyle, inoltre, viene presa a prestito anche la passione per i travestimenti, sempre eccezionali, che sia in questo "Il Libro dei Morti" che ne precedente "La Danza della Morte", hanno un ruolo di primissimo piano.
Giunti all'ennesimo romanzo della copia, inoltre, tutti i personaggi di contorno son ormai quasi come vecchi amici. Scorrendo le pagine e seguendo le azioni, i comportamenti, dei vari soggetti, si ha una strana e confortante sensazione di familiarità. E' la dimostrazione della capacità degli autori di creare personaggi credibili, sufficientemente sfaccettati per essere realistici, ma al contempo comprensibili. Laddove qualche clichè è presente, qualche stereotipo è ripresentato, la simpatia che il lettore prova è sicuramente sufficiente a fargli chiudere volentieri un occhio.
Anche perchè non c'è davvero tempo per soffermarcisi sopra. La storia corre letteralmente a mille all'ora, rutilante e avvincente come forse mai prima. Un romanzo che certamente non passerà alla storia della letteratura, ma che sarà in grado di allietare gli appassionati, così come i lettori occasionali. Prima di prendere in mano questo tomo, però, forse sarebbe meglio dare un'occhiata al precedente "La Danza della Morte". Ma bisogna ammettere che per capire alcune sottigliezze e alcune sfumature bisognerebbe davvero partire dall'inizio. Una fatica solo sulla carta, di certo capace di dare diverse soddisfazioni.
Titolo: Il Libro dei Morti
Edizione: Sonzogno
Anno: 2007
Terzo e ultimo capitolo della "trilogia Pendergast" (come l'hanno chiamata gli autori stessi) e incentrata sullo scontro eterno tra il protagonista e sua fratello Dyogenes.
Chi legge Preston & Child sa che quando si inizia un loro libro è difficile staccarsene, ancor più se è uno dei romanzi dell'agente speciale. Questa trilogia, e soprattutto quest'ultimo capitolo, però, spiccano ulteriormente all'attenzione per la capacità di coinvolgere il lettore. Ogni volume è un turbine di eventi, intrighi, una vera e propria partita a scacchi di altissimo livello con mosse e contromosse spesso imprevedibili.
Emerge, inoltre, sempre più inconfondibile, come l'ispirazione maggiore per i personaggi di Aloysius e Dyogenes sono stati Sherlock Holmes e Moriarty. Due geni assoluti, dalla mente brillante e con conoscenze e cultura superiori alla media, l'uno al servizio del bene, l'altro del male e votato esclusivamente alla vendetta. Dai romanzi di Sir Arthur Conan Doyle, inoltre, viene presa a prestito anche la passione per i travestimenti, sempre eccezionali, che sia in questo "Il Libro dei Morti" che ne precedente "La Danza della Morte", hanno un ruolo di primissimo piano.
Giunti all'ennesimo romanzo della copia, inoltre, tutti i personaggi di contorno son ormai quasi come vecchi amici. Scorrendo le pagine e seguendo le azioni, i comportamenti, dei vari soggetti, si ha una strana e confortante sensazione di familiarità. E' la dimostrazione della capacità degli autori di creare personaggi credibili, sufficientemente sfaccettati per essere realistici, ma al contempo comprensibili. Laddove qualche clichè è presente, qualche stereotipo è ripresentato, la simpatia che il lettore prova è sicuramente sufficiente a fargli chiudere volentieri un occhio.
Anche perchè non c'è davvero tempo per soffermarcisi sopra. La storia corre letteralmente a mille all'ora, rutilante e avvincente come forse mai prima. Un romanzo che certamente non passerà alla storia della letteratura, ma che sarà in grado di allietare gli appassionati, così come i lettori occasionali. Prima di prendere in mano questo tomo, però, forse sarebbe meglio dare un'occhiata al precedente "La Danza della Morte". Ma bisogna ammettere che per capire alcune sottigliezze e alcune sfumature bisognerebbe davvero partire dall'inizio. Una fatica solo sulla carta, di certo capace di dare diverse soddisfazioni.
venerdì 10 maggio 2013
Roberto Costantini - "Tu Sei il Male"
Autore: Roberto Costantini
Titolo: "Tu Sei il Male"
Edizione: Marsilio - Vintage
Anno: 2011
Marsilio ha avuto occhio (e anche un po' di fortuna) ad accaparrarsi, qualche tempo fa, uno dei fenomeni di letteratura gialla di maggiore successo degli ultimi anni. Ovviamente ci riferiamo a Stieg Larsson e alla sua trilogia Millennium. Oggi Marsilio ci riprova, questa volta con un autore di casa nostra al suo esordio letterario.
Come sempre le quarte di copertina parlano di capolavoro e di romanzo che è un fenomeno prima ancora di uscire, già opzionato per il cinema e per la pubblicazione in mille mila paesi. Per una volta, però, non ce la sentiamo di condannarle a prescindere.
Questo perchè il libro di Costantini, "Tu Sei il Male", è bello sul serio... e anche tanto.
Certo, la prima parte del romanzo è un po' ostica. Non per lo scrivere, sempre fluente, o per gli avvenimenti, narrati con un ritmo e una capacità che appare quasi innaturale in un esordiente. Piuttosto per il protagonista, l'ispettore Michele Balistreri, che l'autore sembra quasi far di tutto per farci odiare e per render antipatico. Quantomeno meritevole di una bella lavata di capo che lo rimetta un po' in riga e gli faccia abbassare la cresta. Come dicevamo, però, l'intreccio e lo stile compensano abbondantemente questi fattori e costringono, letteralmente, il lettore ad andare avanti nonostante tutto.
Articolandosi in una vicenda che si snoda attraverso gli anni, ben presto, però, il giovane Balistreri, lascia il posto a vecchio Balistreri. Un personaggio quasi del tutto agli antipodi, tanto da ispirare addirittura pietà in più di un momento.
La storia prende, intriga, fornisce false piste, semina piccoli indizi lungo il suo incedere e avvince il lettore nelle sue spire. Una volta che si comincia a leggere è ben difficile riuscire a staccarsi (anche se è notte tarda e la mattina dopo bisogna alzarsi presto). Questo è certamente uno dei meriti maggiori del libro, che speriamo davvero Costantini riesca a replicare anche nelle sue successive opere.
Un altro dei punti di forza, forse il più importante, è la personalità, la psicologia e il background esperienziale di Balistreri. Quella del protagonista è una vicenda complessa, una storia personale che l'autore ha evidentemente costruito nei minimi particolari e che, molto probabilmente, è destinata a fornire lo spunto anche per i libri che seguiranno a comporre una trilogia. Speriamo davvero che sia così, perchè al netto della trama del singolo romanzo (gialla e intricata al punto giusto, del tutto godibile anche a sé stante), la personalità di Balistreri è un tassello importante e interessante che ci viene svelato poco a poco. Se Costantini riuscisse, con questa trilogia, a costruire pezzo per pezzo tutta la psicologia del protagonista, mostrandoci i fatti salienti che l'hanno portata a maturare, evolvere, modificarsi col passare del tempo, sarebbe certamente il valore aggiunto assoluto di questa sua opera letteraria.
Speriamo davvero che non ci deluda, perchè di certo lo seguiremo attentamente.
Titolo: "Tu Sei il Male"
Edizione: Marsilio - Vintage
Anno: 2011
Marsilio ha avuto occhio (e anche un po' di fortuna) ad accaparrarsi, qualche tempo fa, uno dei fenomeni di letteratura gialla di maggiore successo degli ultimi anni. Ovviamente ci riferiamo a Stieg Larsson e alla sua trilogia Millennium. Oggi Marsilio ci riprova, questa volta con un autore di casa nostra al suo esordio letterario.
Come sempre le quarte di copertina parlano di capolavoro e di romanzo che è un fenomeno prima ancora di uscire, già opzionato per il cinema e per la pubblicazione in mille mila paesi. Per una volta, però, non ce la sentiamo di condannarle a prescindere.
Questo perchè il libro di Costantini, "Tu Sei il Male", è bello sul serio... e anche tanto.
Certo, la prima parte del romanzo è un po' ostica. Non per lo scrivere, sempre fluente, o per gli avvenimenti, narrati con un ritmo e una capacità che appare quasi innaturale in un esordiente. Piuttosto per il protagonista, l'ispettore Michele Balistreri, che l'autore sembra quasi far di tutto per farci odiare e per render antipatico. Quantomeno meritevole di una bella lavata di capo che lo rimetta un po' in riga e gli faccia abbassare la cresta. Come dicevamo, però, l'intreccio e lo stile compensano abbondantemente questi fattori e costringono, letteralmente, il lettore ad andare avanti nonostante tutto.
Articolandosi in una vicenda che si snoda attraverso gli anni, ben presto, però, il giovane Balistreri, lascia il posto a vecchio Balistreri. Un personaggio quasi del tutto agli antipodi, tanto da ispirare addirittura pietà in più di un momento.
La storia prende, intriga, fornisce false piste, semina piccoli indizi lungo il suo incedere e avvince il lettore nelle sue spire. Una volta che si comincia a leggere è ben difficile riuscire a staccarsi (anche se è notte tarda e la mattina dopo bisogna alzarsi presto). Questo è certamente uno dei meriti maggiori del libro, che speriamo davvero Costantini riesca a replicare anche nelle sue successive opere.
Un altro dei punti di forza, forse il più importante, è la personalità, la psicologia e il background esperienziale di Balistreri. Quella del protagonista è una vicenda complessa, una storia personale che l'autore ha evidentemente costruito nei minimi particolari e che, molto probabilmente, è destinata a fornire lo spunto anche per i libri che seguiranno a comporre una trilogia. Speriamo davvero che sia così, perchè al netto della trama del singolo romanzo (gialla e intricata al punto giusto, del tutto godibile anche a sé stante), la personalità di Balistreri è un tassello importante e interessante che ci viene svelato poco a poco. Se Costantini riuscisse, con questa trilogia, a costruire pezzo per pezzo tutta la psicologia del protagonista, mostrandoci i fatti salienti che l'hanno portata a maturare, evolvere, modificarsi col passare del tempo, sarebbe certamente il valore aggiunto assoluto di questa sua opera letteraria.
Speriamo davvero che non ci deluda, perchè di certo lo seguiremo attentamente.
domenica 14 aprile 2013
Dan Simmons - "Endymion"
Autore: Dan Simmons
Titolo: "Endymion"
Edizione: Fanucci
Anno: 2011
Terzo capitolo della saga dei "Canti di Hyperion". Quasi duecento anni standard sono passati dal finale de "La Caduta di Hyperion" e molti son stati i cambiamenti nell'universo e sui pianeti che facevano parte dell'Egemonia. Come spesso accade, però, le cose non son cambiate in meglio.
La Chiesa, infatti, ha perfezionato la resurrezione tramite il crucimorfo e ora ha, di fatto, sostituito l'Egemonia nel controllo dei pianeti.
Quando inizia il romanzo manca ormai poco tempo alla riapertura delle Tombe del Tempo, dalle quali dovrebbe emergere Aenea, la bambina che vi era entrata al termine del precedente libro. Per lei non saran passati che pochi secondi, ma la Chiesa ha avuto tutto il tempo per calcolare il momento esatto del suo ritorno e prepararle una accoglienza in grande stile.
L'inizio del romanzo, quindi, è carico di attesa e di pathos, mentre facciamo conoscenza con Raul Endymion (protagonista e narratore delle vicende) e il suo confrontarsi con quella che appare come una missione impossibile: salvare Aenea. Non temete, non vi sveleremo cosa succederà, ma di fatto subito dopo questa prima parte molto coinvolgente ed emozionante, il libro ha un netto calo.
La narrazione, infatti, a un certo punto tende ad appiattirsi verso una space-opera anche piuttosto banale e scontata, con i protagonisti che passano da un pianeta all'altro in sequenza. Su ognuno, essi vivono piccole avventure, affrontano pericoli, superano prove e difficoltà e si confrontano, di volta in volta, con le caratteristiche diverse di clima, temperatura e gravità.
Più interessante, piuttosto, è invece seguire ciò che accade al Padre Capitano De Soya e al suo gruppo di Guardie Svizzere, cioè gli incaricati dalla Chiesa di trovare e catturare Aenea. Sono questi i capitoli che riescono a destare un po' più l'attenzione del lettore, anche grazie agli ovvi intrighi che strisciano, sotterranei, anche all'interno del Vaticano. Un po' poco, quindi, tenere in piedi l'intero libro che, infatti, risulta nettamente inferiore ai due che l'hanno preceduto.
Le cose si muovono, però, verso la fine. Finalmente alcuni fili molto esili che erano stati appena accennati lungo tutto il corso del volume, vengono tirati e sembrano condurre a qualche svolta. Si torna a respirare di nuovo, anche se per poco, quell'afflato cosmico che aveva contraddistinto e reso (almeno al sottoscritto) molto gradito il secondo romanzo del ciclo. Non è più dei piccoli avvenimenti di alcuni singoli personaggi che si parla, ma di decisioni che coinvolgono interi popoli, pianeti o sistemi solari. Si scoprono diverse cose, ma si pongono anche ulteriori domande.
(Una, in particolare, credo assillerà il sottoscritto finchè non prenderà in mano "Il Risveglio di Endymion" e cioè: Frank Lloyd Wright? Perchè Frank Lloyd Wright???)
Arrivati in fondo, quindi, non rimane che guardare indietro e trarre le conclusioni.
"Endymion", in definitiva, appare solo come un, seppur lungo, preludio. Diversi semi vengono piantati e ben poco viene portato davvero a termine. Tutto il resto è un mero riempitivo. Sicuramente fantasioso, scritto benissimo (ma non potevamo aspettarci altro da Simmons) e a tratti avvincente, ma tutto sommato solo un riempitivo, per quanto di qualità molto alta. All'interno di una saga è difficile che tutti i capitoli siano sullo stesso piano ed è, spesso, inevitabile che almeno uno soffra un po' una caduta di tono rispetto agli altri, come sembrerebbe essere questo il caso. Certo, una caduta di tono di questo tipo è comunque diverse spanne al di sopra di quanto alcuni potranno mai sperare di scrivere, ma attendiamo di aver finito anche l'ultimo volume prima di esprimere un ultimo e definitivo giudizio. Oltre che per esplicitare una riflessione generale sui messaggi che questa saga veicola e che, a dirla tutta, sembrano l'esatto opposto di quelli che sono i pensieri attuali del suo autore.
Titolo: "Endymion"
Edizione: Fanucci
Anno: 2011
Terzo capitolo della saga dei "Canti di Hyperion". Quasi duecento anni standard sono passati dal finale de "La Caduta di Hyperion" e molti son stati i cambiamenti nell'universo e sui pianeti che facevano parte dell'Egemonia. Come spesso accade, però, le cose non son cambiate in meglio.
La Chiesa, infatti, ha perfezionato la resurrezione tramite il crucimorfo e ora ha, di fatto, sostituito l'Egemonia nel controllo dei pianeti.
Quando inizia il romanzo manca ormai poco tempo alla riapertura delle Tombe del Tempo, dalle quali dovrebbe emergere Aenea, la bambina che vi era entrata al termine del precedente libro. Per lei non saran passati che pochi secondi, ma la Chiesa ha avuto tutto il tempo per calcolare il momento esatto del suo ritorno e prepararle una accoglienza in grande stile.
L'inizio del romanzo, quindi, è carico di attesa e di pathos, mentre facciamo conoscenza con Raul Endymion (protagonista e narratore delle vicende) e il suo confrontarsi con quella che appare come una missione impossibile: salvare Aenea. Non temete, non vi sveleremo cosa succederà, ma di fatto subito dopo questa prima parte molto coinvolgente ed emozionante, il libro ha un netto calo.
La narrazione, infatti, a un certo punto tende ad appiattirsi verso una space-opera anche piuttosto banale e scontata, con i protagonisti che passano da un pianeta all'altro in sequenza. Su ognuno, essi vivono piccole avventure, affrontano pericoli, superano prove e difficoltà e si confrontano, di volta in volta, con le caratteristiche diverse di clima, temperatura e gravità.
Più interessante, piuttosto, è invece seguire ciò che accade al Padre Capitano De Soya e al suo gruppo di Guardie Svizzere, cioè gli incaricati dalla Chiesa di trovare e catturare Aenea. Sono questi i capitoli che riescono a destare un po' più l'attenzione del lettore, anche grazie agli ovvi intrighi che strisciano, sotterranei, anche all'interno del Vaticano. Un po' poco, quindi, tenere in piedi l'intero libro che, infatti, risulta nettamente inferiore ai due che l'hanno preceduto.
Le cose si muovono, però, verso la fine. Finalmente alcuni fili molto esili che erano stati appena accennati lungo tutto il corso del volume, vengono tirati e sembrano condurre a qualche svolta. Si torna a respirare di nuovo, anche se per poco, quell'afflato cosmico che aveva contraddistinto e reso (almeno al sottoscritto) molto gradito il secondo romanzo del ciclo. Non è più dei piccoli avvenimenti di alcuni singoli personaggi che si parla, ma di decisioni che coinvolgono interi popoli, pianeti o sistemi solari. Si scoprono diverse cose, ma si pongono anche ulteriori domande.
(Una, in particolare, credo assillerà il sottoscritto finchè non prenderà in mano "Il Risveglio di Endymion" e cioè: Frank Lloyd Wright? Perchè Frank Lloyd Wright???)
Arrivati in fondo, quindi, non rimane che guardare indietro e trarre le conclusioni.
"Endymion", in definitiva, appare solo come un, seppur lungo, preludio. Diversi semi vengono piantati e ben poco viene portato davvero a termine. Tutto il resto è un mero riempitivo. Sicuramente fantasioso, scritto benissimo (ma non potevamo aspettarci altro da Simmons) e a tratti avvincente, ma tutto sommato solo un riempitivo, per quanto di qualità molto alta. All'interno di una saga è difficile che tutti i capitoli siano sullo stesso piano ed è, spesso, inevitabile che almeno uno soffra un po' una caduta di tono rispetto agli altri, come sembrerebbe essere questo il caso. Certo, una caduta di tono di questo tipo è comunque diverse spanne al di sopra di quanto alcuni potranno mai sperare di scrivere, ma attendiamo di aver finito anche l'ultimo volume prima di esprimere un ultimo e definitivo giudizio. Oltre che per esplicitare una riflessione generale sui messaggi che questa saga veicola e che, a dirla tutta, sembrano l'esatto opposto di quelli che sono i pensieri attuali del suo autore.
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