Autore: Stieg Larsson
Titolo: "Uomini che Odiano le Donne"
Edizione: Marsiglio - Farfalle - I Gialli
Anno: 2007
Difficile poter trovare ancora qualcosa da dire (soprattutto qualcosa di nuovo) su uno dei casi letterari di maggior successo degli ultimi anni.
Spesso è raro che qualità e quantità vadano di pari passo. Un esempio fuori dal coro è la saga di Harry Potter (più in inglese che in italiano, però, falcidiata dalla traduzione), ma i casi si contano sulle dita di una mano. In questo caso sembra che, per una volta, pubblico e critica siano riusciti a trovarsi concordi nel decretare il successo di questo romanzo (e della saga) e di questo scrittore, peccato solo siano arrivati troppo tardi.
Spesso ho anche letto che l'inizio è lento e che bisogna "superare lo scoglio delle prime 90 pagine" perchè il romanzo prenda davvero. Mah, forse sarò di bocca buona o saranno state le letture precedenti a questa ad avermi reso il compito più facile, ma non ho trovato così ostiche le prime pagine. Certo, nelle prime 50/60 pagine Larsson ci presenta personaggi disparati, ci descrive situazioni apparentemente separate tra loro, ma è frequente, nella letteratura thriller/gialla, porre le basi per poi tessere la storia. Oltretutto i fatti raccontati in queste prime pagine sono interessanti e scritti con perizia, non fanno insorgere la noia, bensì incuriosiscono nel voler sapere come si collegheranno (sempre che uno la curiosità sappia cosa sia, in caso contrario non dovrebbe leggere libri di questo genere).
Il resto, poi, è una sorta di fuoco di fila ininterrotto. Larsson riesce a ghermire il lettore e lo tira dentro all'indagine condotta dai suoi protagonisti e, spesso anche con poco, riesce a tenerti lì attaccato alla pagina. Ma, forse, si tratta solo di saper scrivere bene.
Una dota estremamente necessaria, in fondo, per riuscire a rendere simpatica, affascinante, a far parteggiare per lei, una come Lisbeth, che ha tutte le carte per essere l'esatto opposto del personaggio a cui si appassiona. Taciturna, distaccata, emotivamente gelida, geniale, tutte caratteristiche che dovrebbero tenerla lontana dal cuore dei lettori, eppure dopo sole poche pagine ci si ritrova già a sorridere alle sue (poche) risposte e alle sue azioni. Una cosa non da poco.
Tra i gialli/thriller degli ultimi anni è difficile trovare qualcosa che si migliore o, anche, semplicemente scritto meglio. Se vi piace il genere non potete perderlo, se non vi piace, beh, una occasione vi consiglierei di dargliela lo stesso.
recensioni a mente libera di libri, fumetti, manga, graphic novel e, perchè no, magari anche qualche film e telefilm...
Avvertenze
- - - - - - - LE RECENSIONI POSSONO CONTENERE SPOILER!!! - - - - - - -
mercoledì 29 febbraio 2012
martedì 21 febbraio 2012
Dan Simmons - "Drood"
Autore: Dan Simmons
Titolo: "Drood"
Edizione: Elliot
Anno: 2010
"Drood" è un tomo imponente, nonchè una lettura non facilissima. Con i libri di Simmons è spesso così: il suo non è uno stile immediato, da bestseller, il suo è un periodare che richiede attenzione e concentrazione perchè il lettore venga trascinato tra le pagine. Una volta che questo avviene, però, è difficile staccarsene.
La curiosità è la prima molla che tiene avvinto il lettore a questo libro, sapere cosa succederà, anche se sembra non accadere mai nulla. "Drood", infatti, è la narrazione, tra realtà e fantasia, della vita di Wilkie Collins (narrata da lui stesso, in forma di immaginaria autobiografia) e di Charles Dickens dall'incidente di Staplehurst in avanti. Una narrazione che mescola la verità storica con le vicende dell'ultimo romanzo incompiuto dell'inimitabile.
Difficile parlare della storia senza fare spoiler, forse impossibile. Meglio quindi parlare della grande ricerca storica, della minuziosa ricostruzione dei personaggi, degli ambienti, delle situazioni e del tessuto sociale del periodo. Leggere questo libro è come immergersi nel tempo di Dickens, alcune descrizioni sono così forti e vivide da trasmettere i profumi, gli odori o le puzze che avrebbero annusato i protagonisti.
Se anche la storia non interessasse o non dovesse piacere, "Drood" meriterebbe di esser letto solo per il modo in cui riesce a ricreare perfettamente la Londra e l'Inghilterra del 1870.
Titolo: "Drood"
Edizione: Elliot
Anno: 2010
"Drood" è un tomo imponente, nonchè una lettura non facilissima. Con i libri di Simmons è spesso così: il suo non è uno stile immediato, da bestseller, il suo è un periodare che richiede attenzione e concentrazione perchè il lettore venga trascinato tra le pagine. Una volta che questo avviene, però, è difficile staccarsene.
La curiosità è la prima molla che tiene avvinto il lettore a questo libro, sapere cosa succederà, anche se sembra non accadere mai nulla. "Drood", infatti, è la narrazione, tra realtà e fantasia, della vita di Wilkie Collins (narrata da lui stesso, in forma di immaginaria autobiografia) e di Charles Dickens dall'incidente di Staplehurst in avanti. Una narrazione che mescola la verità storica con le vicende dell'ultimo romanzo incompiuto dell'inimitabile.
Difficile parlare della storia senza fare spoiler, forse impossibile. Meglio quindi parlare della grande ricerca storica, della minuziosa ricostruzione dei personaggi, degli ambienti, delle situazioni e del tessuto sociale del periodo. Leggere questo libro è come immergersi nel tempo di Dickens, alcune descrizioni sono così forti e vivide da trasmettere i profumi, gli odori o le puzze che avrebbero annusato i protagonisti.
Se anche la storia non interessasse o non dovesse piacere, "Drood" meriterebbe di esser letto solo per il modo in cui riesce a ricreare perfettamente la Londra e l'Inghilterra del 1870.
lunedì 23 gennaio 2012
Philip Jodidio - "Calatrava"
Autore: Philip Jodidio
Titolo: "Calatrava"
Edizione: Taschen
Anno: 2009
Difficile, in casi come questo, scindere la bontà del libro dalla spettacolarità di ciò che illustra. Calatrava è uno dei più famosi, meritandoselo, architetti contemporanei. Sfogliando le pagine di questo corposo volume non si stenta a crederlo, tutt'al più si rimane stupefatti, meravigliati, affascinati, dalle sue opere. Forme pulite, semplici, di grande eleganza, si vanno a unire per comporre architetture che potremmo anche definire futuristiche, di grande impatto scenico, eppure funzionali.
Il libro di Jodidio riesce nel non facile compito di restituirci tutta la maestosità di queste creazioni. Merito anche delle bellissime foto (ma, diciamocelo, con certi soggetti è difficile fare brutte foto) che illustrano il volume.
Forse proprio il comparto grafico è, però, quello nel quale il libro soffre di qualche piccola pecca. Le foto e le immagini sono molte, non c'è dubbio, ma, forse, un appassionato di architettura o anche uno studioso, avrebbe apprezzato vedere un po' meno schizzi di corpi umani e un po' più di foto, di assonometrie o piante degli edifici. Il tentativo di mostrare le varie fasi del processo di progettazione (da una prima idea legata a certe forme e certe posizioni del corpo umano, a una stilizzazione, a diversi cambi nelle linee, etc.) ruba molto spazio al mostrare e allo spiegare l'opera finale. Si tratta, come si diceva, solo di qualche dettaglio. Sono, infatti, solo 2 o 3 in tutto il libro le costruzioni di cui non si riesce ad avere una veduta completa o a comprendere del tutto i volumi e il loro compenetrarsi. Questo perchè ogni opera ha svariate pagine per mostrarsi e presentarsi, ma ci rimane il sospetto che, con qualche disegno in meno, oltre allo spiegare meglio quelle selezionate, forse ci sarebbe stato posto per presentare anche un paio di creazioni in più.
Ciò nostante, il voto, prima all'architetto e poi al volume, non può essere che un 5 stelle su 5, anche in virtù del costo estremamente abbordabile dell'opera, decisamente più basso di molti volumi d'architettura che sembrano destinati solo a chi fosse già una superstar dell'architettura.
Titolo: "Calatrava"
Edizione: Taschen
Anno: 2009
Difficile, in casi come questo, scindere la bontà del libro dalla spettacolarità di ciò che illustra. Calatrava è uno dei più famosi, meritandoselo, architetti contemporanei. Sfogliando le pagine di questo corposo volume non si stenta a crederlo, tutt'al più si rimane stupefatti, meravigliati, affascinati, dalle sue opere. Forme pulite, semplici, di grande eleganza, si vanno a unire per comporre architetture che potremmo anche definire futuristiche, di grande impatto scenico, eppure funzionali.
Il libro di Jodidio riesce nel non facile compito di restituirci tutta la maestosità di queste creazioni. Merito anche delle bellissime foto (ma, diciamocelo, con certi soggetti è difficile fare brutte foto) che illustrano il volume.
Forse proprio il comparto grafico è, però, quello nel quale il libro soffre di qualche piccola pecca. Le foto e le immagini sono molte, non c'è dubbio, ma, forse, un appassionato di architettura o anche uno studioso, avrebbe apprezzato vedere un po' meno schizzi di corpi umani e un po' più di foto, di assonometrie o piante degli edifici. Il tentativo di mostrare le varie fasi del processo di progettazione (da una prima idea legata a certe forme e certe posizioni del corpo umano, a una stilizzazione, a diversi cambi nelle linee, etc.) ruba molto spazio al mostrare e allo spiegare l'opera finale. Si tratta, come si diceva, solo di qualche dettaglio. Sono, infatti, solo 2 o 3 in tutto il libro le costruzioni di cui non si riesce ad avere una veduta completa o a comprendere del tutto i volumi e il loro compenetrarsi. Questo perchè ogni opera ha svariate pagine per mostrarsi e presentarsi, ma ci rimane il sospetto che, con qualche disegno in meno, oltre allo spiegare meglio quelle selezionate, forse ci sarebbe stato posto per presentare anche un paio di creazioni in più.
Ciò nostante, il voto, prima all'architetto e poi al volume, non può essere che un 5 stelle su 5, anche in virtù del costo estremamente abbordabile dell'opera, decisamente più basso di molti volumi d'architettura che sembrano destinati solo a chi fosse già una superstar dell'architettura.
giovedì 29 dicembre 2011
Hal Clement - "Stella Doppia 61 Cygni"
Autore: Hal Clement
Titolo: "Stella Doppia 61 Cygni"
Edizione: Mondadori Urania n° 734
Anno: 1977
C'è chi esalta i vecchi Urania a prescindere, come se tutti quelli che si pubblicavano una volta fossero bellissimi, mentre oggi non esce più niente di neanche decente. Sinceramente credo che ci siano cose più o meno buone adesso, così come c'erano tempo fa.
Se, però, un lettore dovesse comprare un Urania a caso e optasse per la copertina che mostra una specie di lucertolone ipertrofico a 10 zampe, beh... allora potrebbe davvero entrare a far parte degli adoratori dei vecchi Urania, e per un valido motivo.
"Stella Doppia 61 Cygni" è un capolavoro di quella che viene normalmente definita Hard-Science Fiction. Una fantascienza, cioè, che punta moltissimo sulla plausibilità delle descrizioni scientifiche: le invenzioni, gli alieni, gli avvenimenti, tutti si attengono a nozioni di fisica, biologia, astronomia, etc. spesso studiati e sviluppati molto attentamente.
Hal Clement fa tutto questo e altro ancora. Il pianeta su cui si svolge la vicenda ha una forma e una geografia particolare, con un originalissimo campo gravitazionale... e ci viene spiegato. Così come sono particolari le creature che si trovano a vivere su quel pianeta, e ci vengono spiegati anche loro, i loro usi, costumi e la chimica della loro vita quotidiana.
Soprattutto, però, a rendere un capolavoro questo libro è che non cade mai nell'errore più comune che viene normalmente imputato alla Hard Science Fiction. L'accusa, di solito, è infatti quella di essere una narrativa troppo tecnica, troppo complessa, piena di paroloni che distraggono il lettore, con descrizioni infinite che annoiano e fan venir voglia di mettere giù il libro. Niente di più falso se accostato a "Stella Doppia 61 Cygni": un romanzo che è un fuoco di fila di avvenimenti, che spiega le cose in maniera semplice e chiara, che coinvolge il lettore anche se protagonisti delle vicende non sono esseri umani, ma piccole creature a metà tra un'aragosta e un millepiedi.
Titolo: "Stella Doppia 61 Cygni"
Edizione: Mondadori Urania n° 734
Anno: 1977
C'è chi esalta i vecchi Urania a prescindere, come se tutti quelli che si pubblicavano una volta fossero bellissimi, mentre oggi non esce più niente di neanche decente. Sinceramente credo che ci siano cose più o meno buone adesso, così come c'erano tempo fa.
Se, però, un lettore dovesse comprare un Urania a caso e optasse per la copertina che mostra una specie di lucertolone ipertrofico a 10 zampe, beh... allora potrebbe davvero entrare a far parte degli adoratori dei vecchi Urania, e per un valido motivo.
"Stella Doppia 61 Cygni" è un capolavoro di quella che viene normalmente definita Hard-Science Fiction. Una fantascienza, cioè, che punta moltissimo sulla plausibilità delle descrizioni scientifiche: le invenzioni, gli alieni, gli avvenimenti, tutti si attengono a nozioni di fisica, biologia, astronomia, etc. spesso studiati e sviluppati molto attentamente.
Hal Clement fa tutto questo e altro ancora. Il pianeta su cui si svolge la vicenda ha una forma e una geografia particolare, con un originalissimo campo gravitazionale... e ci viene spiegato. Così come sono particolari le creature che si trovano a vivere su quel pianeta, e ci vengono spiegati anche loro, i loro usi, costumi e la chimica della loro vita quotidiana.
Soprattutto, però, a rendere un capolavoro questo libro è che non cade mai nell'errore più comune che viene normalmente imputato alla Hard Science Fiction. L'accusa, di solito, è infatti quella di essere una narrativa troppo tecnica, troppo complessa, piena di paroloni che distraggono il lettore, con descrizioni infinite che annoiano e fan venir voglia di mettere giù il libro. Niente di più falso se accostato a "Stella Doppia 61 Cygni": un romanzo che è un fuoco di fila di avvenimenti, che spiega le cose in maniera semplice e chiara, che coinvolge il lettore anche se protagonisti delle vicende non sono esseri umani, ma piccole creature a metà tra un'aragosta e un millepiedi.
sabato 24 dicembre 2011
Giovanni De Feo - "Il Mangianomi"
Autore: Giovanni De Feo
Titolo: "Il Mangianomi"
Edizione: Salani
Anno: 2010
Particolare e interessante la scelta di creare una sorta di Regno di Napoli di fantasia, popolato di mostri, streghe, magie e fantasmi, come ambientazione per il proprio romanzo. Probabilmente è, infatti, proprio il contorno la migliore delle invenzioni de "Il Mangianomi" di Giovanni DeFeo.
Un libro che è scritto bene e che si lascia leggere tutto d'un fiato, ma... eggià, purtroppo c'è un ma.
Il titolo del libro, in realtà, è parzialmente fuorviante: "Il Mangianomi" è, infatti, il titolo solo di un racconto lungo (circa 150 pagine) a cui ne segue un altro, "Il Contaombre", ben più lungo e articolato. "Il Mangianomi" appare, quindi, quasi come un antipasto, un mezzo per presentare tutti i personaggi in scena che verranno, poi, meglio approfonditi e adoperati nella successiva storia.
Non che sia una brutta storia, anzi, "Il Mangianomi" appassiona, commuove e coinvolge il lettore; l'unica cosa che lascia davvero con un po' d'amaro in bocca è che sia troppo breve e si risolva solo in un racconto invece che in un romanzo intero.
Il successivo "Il Contaombre" è, quindi, il vero romanzo contenuto in questo libro. Un romanzo strettamente legato a "Il Mangianomi", dato che ne è la diretta prosecuzione, quasi un seguito, ma a sua volta presenta qualche difetto.
Tutta la vicenda appare, infatti, come una sequenza di racconti diversi, quasi fossero idee diverse (con delle buone idee, bisogna dire) ricucite insieme a comporre una storia unica. Qui e là, però, per quanto sia evidente l'impegno dello scrittore per far combaciare tutti i pezzi del puzzle, si avverte un vago senso di incompiutezza. La sensazione è un po' quella che ci siano delle forzature nel cercare di far stare tutto insieme, addirittura che alcuni pezzi della storia avessero, in origine, un protagonista diverso e che solo con una scusa si sia riusciti a infilarli dentro.
Il giudizio sul volume nel suo complesso, quindi, è un po' una media tra la forma, forse non del tutto convincente, e le doti dell'autore nello scrivere e nell'inventare storie e situazioni, queste, invece, sì promosse a pieni voti.
Per una volta che c'è un fantasy con un po' di originalità, oltretutto scritto da un italiano, una lettura, però, consiglierei di dargliela ;-)
Titolo: "Il Mangianomi"
Edizione: Salani
Anno: 2010
Particolare e interessante la scelta di creare una sorta di Regno di Napoli di fantasia, popolato di mostri, streghe, magie e fantasmi, come ambientazione per il proprio romanzo. Probabilmente è, infatti, proprio il contorno la migliore delle invenzioni de "Il Mangianomi" di Giovanni DeFeo.
Un libro che è scritto bene e che si lascia leggere tutto d'un fiato, ma... eggià, purtroppo c'è un ma.
Il titolo del libro, in realtà, è parzialmente fuorviante: "Il Mangianomi" è, infatti, il titolo solo di un racconto lungo (circa 150 pagine) a cui ne segue un altro, "Il Contaombre", ben più lungo e articolato. "Il Mangianomi" appare, quindi, quasi come un antipasto, un mezzo per presentare tutti i personaggi in scena che verranno, poi, meglio approfonditi e adoperati nella successiva storia.
Non che sia una brutta storia, anzi, "Il Mangianomi" appassiona, commuove e coinvolge il lettore; l'unica cosa che lascia davvero con un po' d'amaro in bocca è che sia troppo breve e si risolva solo in un racconto invece che in un romanzo intero.
Il successivo "Il Contaombre" è, quindi, il vero romanzo contenuto in questo libro. Un romanzo strettamente legato a "Il Mangianomi", dato che ne è la diretta prosecuzione, quasi un seguito, ma a sua volta presenta qualche difetto.
Tutta la vicenda appare, infatti, come una sequenza di racconti diversi, quasi fossero idee diverse (con delle buone idee, bisogna dire) ricucite insieme a comporre una storia unica. Qui e là, però, per quanto sia evidente l'impegno dello scrittore per far combaciare tutti i pezzi del puzzle, si avverte un vago senso di incompiutezza. La sensazione è un po' quella che ci siano delle forzature nel cercare di far stare tutto insieme, addirittura che alcuni pezzi della storia avessero, in origine, un protagonista diverso e che solo con una scusa si sia riusciti a infilarli dentro.
Il giudizio sul volume nel suo complesso, quindi, è un po' una media tra la forma, forse non del tutto convincente, e le doti dell'autore nello scrivere e nell'inventare storie e situazioni, queste, invece, sì promosse a pieni voti.
Per una volta che c'è un fantasy con un po' di originalità, oltretutto scritto da un italiano, una lettura, però, consiglierei di dargliela ;-)
lunedì 21 novembre 2011
Preston & Child - "Dossier Brimstone"
Autore: Douglas Preston, Lincoln Child
Titolo: "Dossier Brimstone"
Edizione: Sonzogno - Bestseller
Anno: 2006
Quarto romanzo per l'accoppiata Preston & Child con protagonista l'agente speciale dell'FBI Aloysius Pendergast.
E ormai sta cominciando quasi a diventare noioso il dover sempre ripetere i soliti elogi alla coppia di scrittori americani o enumerare i soliti complimenti. Eppure è così, non ci si può fare nulla.
Non si tratta, è ovvio, di alta narrativa. Di romanzi che passeranno alla storia della letteratura. Eppure son libri che funzionano più che eggregiamente per ciò che sono stati scritti: INTRATTENERE.
In un mare magnum di pubblicazioni sempre più omologate, di gialli fatti con lo stampino, di pagine scritte (non si posson definire romanzi) fatte passare per horror e svendute a ragazzine in crisi ormonale, i volumi di Preston & Child sono una vera boccata di aria fresca.
Non solo, infatti, sono scritti bene, molto bene, di quei libri da cui hai seri problemi a staccarti. Ma sono anche molto ben documentati (quest'ultimo, ad esempio, è largamente ambientato in Italia, e si vede che gli autori han calpestato il nostro suolo natio in prima persona, prima di mettersi a scrivere) e riescono ancora a regalare qualche gustoso brivido lungo la schiena.
Insomma, se volete staccare un po' la spina con un buon thriller, degno di questo nome, "Dossier Brimstone" potrebbe fare al caso vostro. Il consiglio, però, è sempre quello di partire dall'inizio delle indagini dell'Agente Speciale Pendergast, per non perdersi neanche una virgola delle sottotrame che vanno dipanandosi di volume in volume.
Titolo: "Dossier Brimstone"
Edizione: Sonzogno - Bestseller
Anno: 2006
Quarto romanzo per l'accoppiata Preston & Child con protagonista l'agente speciale dell'FBI Aloysius Pendergast.
E ormai sta cominciando quasi a diventare noioso il dover sempre ripetere i soliti elogi alla coppia di scrittori americani o enumerare i soliti complimenti. Eppure è così, non ci si può fare nulla.
Non si tratta, è ovvio, di alta narrativa. Di romanzi che passeranno alla storia della letteratura. Eppure son libri che funzionano più che eggregiamente per ciò che sono stati scritti: INTRATTENERE.
In un mare magnum di pubblicazioni sempre più omologate, di gialli fatti con lo stampino, di pagine scritte (non si posson definire romanzi) fatte passare per horror e svendute a ragazzine in crisi ormonale, i volumi di Preston & Child sono una vera boccata di aria fresca.
Non solo, infatti, sono scritti bene, molto bene, di quei libri da cui hai seri problemi a staccarti. Ma sono anche molto ben documentati (quest'ultimo, ad esempio, è largamente ambientato in Italia, e si vede che gli autori han calpestato il nostro suolo natio in prima persona, prima di mettersi a scrivere) e riescono ancora a regalare qualche gustoso brivido lungo la schiena.
Insomma, se volete staccare un po' la spina con un buon thriller, degno di questo nome, "Dossier Brimstone" potrebbe fare al caso vostro. Il consiglio, però, è sempre quello di partire dall'inizio delle indagini dell'Agente Speciale Pendergast, per non perdersi neanche una virgola delle sottotrame che vanno dipanandosi di volume in volume.
P.s.
E' altamente sconsigliato avvicinarsi a questo libro e iniziarne la lettura senza avere già in mano il successivo "La Danza della Morte", a meno di non volersi mangiare le mani per la crisi d'astinenza :-)
E' altamente sconsigliato avvicinarsi a questo libro e iniziarne la lettura senza avere già in mano il successivo "La Danza della Morte", a meno di non volersi mangiare le mani per la crisi d'astinenza :-)
mercoledì 26 ottobre 2011
Joseph Conrad - "Tifone"
Autore: Joseph Conrad
Titolo: "Tifone"
Edizione: SugarCo
Anno: 1999
Ho tentato, ormai, tre volte di scrivere una recensione per questo libro. E non ci sono riuscito.
"Tifone" è considerato uno dei punti più alti della narrativa di Conrad, eppure si tratta solamente di un racconto lungo, neanche un romanzo. Proprio la lunghezza ridotta è il motivo per cui non ho potuto elargirgli le 5 stellette, ma mi son fermato a 4. Il finale, infatti, sembra un po' tirato via e al lettore rimane l'amaro in bocca di chi è convinto di esser stato defraudato di una buona metà di libro.
Ciò che c'è scritto, però, ripaga ampiamente per i soldi spesi. La storia, la vicenda, in alcuni frangenti diventano quasi una metafora per raccontare l'animo umano, le sensazioni, le emozioni che, proprio come una tempesta, entrano in conflitto tra loro. Ma, allo stesso modo, è anche una storia di totale stolidità nel volersi opporre alla natura.
Come sempre leggere Conrad è come leggere dentro se stessi. La lettura non è facile, spesso va a rilento, diventa farraginosa. Si è costretti a leggere e rileggere le stesse frasi. Ma, alla fine, ci si rende conto di come tutto questo sia stato un processo, lento ma costante, di crescita interiore.
Non importa neanche che si condividano le idee o le opinioni dello scrittore, in ogni caso al termine del libro si è una persona diversa.
Titolo: "Tifone"
Edizione: SugarCo
Anno: 1999
Ho tentato, ormai, tre volte di scrivere una recensione per questo libro. E non ci sono riuscito.
"Tifone" è considerato uno dei punti più alti della narrativa di Conrad, eppure si tratta solamente di un racconto lungo, neanche un romanzo. Proprio la lunghezza ridotta è il motivo per cui non ho potuto elargirgli le 5 stellette, ma mi son fermato a 4. Il finale, infatti, sembra un po' tirato via e al lettore rimane l'amaro in bocca di chi è convinto di esser stato defraudato di una buona metà di libro.
Ciò che c'è scritto, però, ripaga ampiamente per i soldi spesi. La storia, la vicenda, in alcuni frangenti diventano quasi una metafora per raccontare l'animo umano, le sensazioni, le emozioni che, proprio come una tempesta, entrano in conflitto tra loro. Ma, allo stesso modo, è anche una storia di totale stolidità nel volersi opporre alla natura.
Come sempre leggere Conrad è come leggere dentro se stessi. La lettura non è facile, spesso va a rilento, diventa farraginosa. Si è costretti a leggere e rileggere le stesse frasi. Ma, alla fine, ci si rende conto di come tutto questo sia stato un processo, lento ma costante, di crescita interiore.
Non importa neanche che si condividano le idee o le opinioni dello scrittore, in ogni caso al termine del libro si è una persona diversa.
Iscriviti a:
Post (Atom)






